CORDELLA: "I MASSAFRESI CI HANNO SEMPRE SOSTENUTO, LI ASPETTIAMO CON GIOIA STASERA"

Stefano Cordella, ideatore e regista di “Io non sono un Gabbiano”, si è gentilmente concesso ai microfoni di Vivi Massafra per approfondire le tematiche di questo spettacolo che raccolto tanti consensi e premi prestigiosi in Lombardia, ascoltiamo perché noi massafresi non dovremmo mancare questo appuntamento.

“Se dovesse usare una sola frase per descrivere questo spettacolo cosa direbbe?”
“Direi un quintale d’amore autoreferenziale…”

“’Non sono un Gabbiano’ affronta tematiche alquanto delicate, come la violenza psico-emotiva dell’uomo, una delle tante parti riprese dal testo originale di Cechov. In che modo queste tematiche trovano un chiaro riscontro con la realtà contemporanea che viviamo?”
“Quando siamo partiti dal testo originale di Anton Cechov ci siamo soffermati proprio sulla contemporaneità, partiamo sempre di qua per i nostri lavori. In particolare in questo testo vi è la solitudine dell’individuo che è costretto ad agire e vivere tra una serie di stimoli destinati a crescere, come la tecnologia , ed è sempre più difficile essere considerati. Questo bisogno d’approvazione diviene quasi patologico, e porta a gesti anche di violenza o come nel nostro caso specifico, di violenza psicologica nei confronti degli altri. Le persone cercano disperatamente di affermare la propria superiorità usando come mezzo anche la violenza pur di essere ammirati.”

“La sua compagnia, la Oyes, viene descritta come una delle miglior fra quelle emergenti nel panorama teatrale lombardo e non, secondo lei dove possiamo trovare il punto di forza di questo gruppo?”
“In primis il lavoro di gruppo poiché noi siamo tanti e anche nella stessa stesura del testo vi è una forte condivisione di tematiche ma anche di lavoro scenico d’improvvisazione. Siamo fortunati perché ci sono poche compagnie così numerose che riescono a trovare un equilibrio e una forte collaborazione a questi livelli. Poi siamo dediti a fare tutto, io negli ultimi anni mi occupo di regia e di drammaturgia, ma in passato altri componenti hanno svolto questo ruolo. C’è un ricambio ,una contaminazione dei ruoli, e questo a mio parere è un grande punto di forza.”

“Lo spettacolo guarda temi come il dolore, l’insoddisfazione, la morte, ma è anche carico d’amore. Non verrà data una soluzione a quest’amara condizione. Dandole un primo sguardo non pare esserci nessun lato positivo, se dovesse essere lei a trovarne uno, quale sarebbe?”
“Sicuramente non è un testo ottimista, come non lo sono in generale i testi di Anton Cechov. Ma in tutto questo disastro c’è sempre l’essere umano che viene fuori in modo tanto umano, tenero, fragile con una gande spinta vitale. Fra la miriade di problemi c’è sempre la forza di andare avanti, almeno c’è il tentativo districandosi tra le varie difficoltà in una relazione con una o più persone. Se dovessi quindi trovare un lato positivo, al di là di come va a finire, direi la spinta e l’impegno nel cercar di vivere un amore sano, una relazione sana. La voglia di vivere c’è.”

“Ora un confronto fra la vostra rivisitazione e il dramma originale ‘Il Gabbiano’ in 4 atti di Cechov? Quali sono le principali differenze?”
“La principale differenza sta già nella suddivisione, non troviamo i 4 atti ma un atto unico di un’ora e mezza in cui ci sono gli avvenimenti del dramma originale per alcuni versi. Noi ripercorriamo le relazioni personali in modo simile al testo originale, ma il punto di partenza lo stravolge completamente. Noi iniziamo dal funerale di Arkadina, una delle protagonista, nonostante questo stravolgimento, cerchiamo di attraversare gli umori e le relazioni rimanendo fedeli a Cechov. Ma la differenza principale sta nel fatto che mentre Kostjia nel testo originale cerca la sua approvazione nel fuoco del teatro e dell’arte, il nostro protagonista cerca di affermarsi anche nella vita, nella forma delle relazioni, nella formalità fra i riti, nelle convenzioni che ci sono nella vita di tutti i giorni. Non solo nell’arte quindi, ma nella quotidianità, è questo il principale spostamento, ispirandoci nelle idee comunque all’originale.”

“La letteratura russa è da sempre appassionante ma soprattutto ama esplorare i meandri dell’anima umana. Voi avete già messo in scena un'altra opera di Cechov “Vania”, dietro queste scelte si cela un amore per la letteratura russa in essere, oppure in particolare per questo autore?”
“Per quanto riguarda Cechov abbiamo lavorato anche dalle sue corrispondenze, ci sono delle sue lettere ma dico che in generale sentiamo una vicinanza con le letteratura russa. Da quella che conosciamo noi, avendo lavorato anche su Dostoevskij in passato , siamo profondamente affascinati dall’approccio con cui vengono affrontate le tematiche esistenziali. Crediamo che gli autori russi facciano uno scarto rispetto all’attualità, riescono ad essere attuali senza per forza essere moderni, testi di 200 anni divengono universali. Non dev’essere contestualizzati al giorno d’oggi per forza, ma raccontare del contemporaneo senza perdersi nei particolari che possono diventare effimeri e quindi cambiare nel futuro. Riescono ad andare a fondo nell’universale e fanno uno scavo nell’esistenzialismo con ‘pietas’, ma riescono a non risparmiarsi.”

“Nel rapporto con il pubblico, cosa suscita questo spettacolo in giro per l’Italia, quali sono le impressioni dirette?”
“Noi siamo molto attenti al lavoro sui personaggi, come Cechov noi ricerchiamo dei tipi umani che poi ritroviamo nella vita di tutti i giorni, quindi vicini al pubblico stesso. C’è un riconoscersi da parte del pubblico o un riconoscere qualcun altro che è sempre interessante da vedere. C’è chi si sente più vicino a questo o a quel personaggio per il rapporto con la madre, per la solitudine o altri aspetti. Abbiamo cercato di rappresentare un quadro di umanità che fosse riconoscibile per chi ci guarda. Il nostro pensiero va sì al pubblico ma senza cercarlo di compiacerlo, questo è un confine sottile ma interessante. A volte il pubblico si riconosce e altre volte se ne distanzia con un’azione di difesa, magari per la violenza in cui viene rivelato il quadro sociale contemporaneo.”

“Perché l’11 gennaio il popolo massafrese dovrebbe correre a teatro? Mi dia dei motivi per non mancare questo appuntamento al Teatro Comunale?”
“Il primo perchè siamo venuti direttamente da Milano, è uno spettacolo con tanti attori, 8 in scena e questa è una cosa che capita raramente. Abbiamo fatto un lavoro di circa un anno per questo testo, quindi c’è un amore spassionato verso Cechov e verso questa operazione che vogliamo condividere con i massafresi. Poi il pubblico di Massafra ci conosce e ci ha sempre sostenuto anche negli altri due spettacoli messa i scena qui. E’ bello anche il rapporto con “Il teatro delle Forche” , è importante capire come va avanti il nostro lavoro avvalendosi anche di un loro parere. E’ bello avere una loro opinione sui nostri passaggi rispetto agli spettacoli precedenti, ci teniamo tanto a creare una relazione a più step con il pubblico, quindi vi aspettiamo con gioia.”

Angelica Grippa


WhatsApp

Iscriviti al servizio WhatsApp e ricevi GRATUITAMENTE le notizie più importanti direttamente sul tuo smartphone. Clicca qui per iscriverti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

on the spot

On The Spot

Eventi

Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1
2
3
4
5
8
9
10
13
14
15
16
18
19
20
21
22
23
25
26
28
29
30
31

PIÙ LETTI DELLA SETTIMANA

Seguici su