PILLOLE DI STORIA: LA SERA DEL 4 NOVEMBRE 1918

A Massafra, la sera del 4 novembre 1918, verso le ore 22, il giovane Luigino Maglio, fattorino e nipote del telegrafista Giannotta, seguito da una folla di persone, si recò affannoso nelle sale del Circolo Niccolò Andria, dov’era il Sindaco Arcangelo Spadaro, per consegnare un lungo telegramma. Lo aprì l’avv. Giuseppe Scarano.

Appena lesse il primo periodo dello storico Bollettino: “LA GUERRA CONTRO L’AUSTRIA-UNGHERIA CHE, SOTTO L’ALTA GUIDA DI S.M. IL RE - DUCE SUPREMO - L’ESERCITO ITALIANO, INFERIORE PER NUMERO E MEZZI, INIZIÒ IL 24 MAGGIO 1915 E CON FEDE INCROLLABILE E TENACE VALORE CONDUSSE ININTERROTTA ED ASPRISSIMA PER 41 MESI, È VINTA”, il clamore, le grida, gli applausi, i battimani di tutti gli astanti, per la vittoria, la grande vittoria, furono assordanti al punto che lo Scarano, in preda a vivissima commozione, per poter continuare nella lettura…alzò il bastone. Momenti sublimi della vita. Si piangeva da tutti.

Immediatamente la notizia si diffuse in tutto il paese, in ogni casa, in ogni famiglia. La gente, semivestita, si riversò in piazza piangendo dalla gioia. Baci, abbracci ed evviva all’indirizzo di Sua Maestà il Re, del generale Diaz, dell’Italia ed anche del Sindaco, che venne preso sulle spalle e portato sul Palazzo di Città.

L’arciprete Don Antonio Ladiana mandò ad avvisare i sagrestani delle chiese ed il custode dell’orologio; altri corsero a chiamare Zì Pietro Brigadiere (Pietro Gallo) per illuminare i balconi del Municipio ed un grande cartellone con su scritto il sunto del Bollettino, che il prof. Raffaele Grippa aveva preparato ed esposto accanto alla porta del Circolo, e per ritirare gli strumenti della banda cittadina, in custodia da Luigi Spadaro.

A mezzanotte il paese era tutto in festa. Lo scampanio delle campane, i botti ed i petardi, le luci restituirono al paese, dopo 4 anni, un’atmosfera di esultanza.

Al mattino, tutte le campane di tutte le chiese e dell’orologio pubblico tornarono a suonare a festa. Nessuno si recò a lavoro. Nel pomeriggio, un corteo interminabile, fra trofei di bandiere, recò in processione la statua della Madonna della Scala. All’uscita dalla Chiesa di San Benedetto, grida disperate si levarono da alcune donne, le quali, prendendo i loro bambini sulle braccia, li offrirono alla Vergine in pegno della grazia ricevuta.

Dopo aver girato per le vie del paese, la processione si concluse al Santuario con un “Te Deum” di ringraziamento.

Tratto da pubblicazioni di R. Grippa e F. Ladiana


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