PILLOLE DI STORIA: LA PIETRA TOMBALE DEI PAPPACODA

Nel colonnato del Duomo dell’Immacolata si conserva la pietra tombale di Francesco Pappacoda, terzo Barone di Massafra, feudatario dal 1511 al 1576.

Nobile famiglia napoletana, i Pappacoda possedevano vasti domini, specie nel salernitano e nelle provincie di Bari e di Lecce. La loro fortuna inizia con Alfonso Pappacoda e successivamente con Artusio I ed Artusio II che riceve, nel 1484, l’investitura sovrana del feudo di Massafra. Ad Artusio II succede il figlio Francesco, che la tradizione popolare ricorda come uomo tirannico e crudele. Pare che, tra altri balzelli, imponesse il Cunnaticum, cioè il tributo dovuto al feudatario la prima notte di nozze.

Francesco Pappacoda fu spesso in lite con il Clero ma soprattutto con l’Università, a proposito degli usi civici che i cittadini godevano in vari feudi del territorio di Massafra, vale a dire della facoltà di pascere, acquare, legnare e raccogliere, liberamente e senza pagamento alcuno nelle terre feudali.

In seguito, forse pentito e convertito, si diede alla realizzazione di opere pie e di beneficienza. A lui si deve il completamento dell’antica Chiesa Madre dedicata a San Lorenzo Martire, la costruzione della Chiesa di S. Rocco ed annesso Convento (oggi distrutti) e della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli (demolita) scegliendola come tomba di famiglia. Sempre a Francesco si deve la venuta a Massafra degli Ordini Mendicanti quali gli Agostiniani, i quali eressero la Chiesa e il Convento di Santo Stefano, edifici demoliti e ricostruiti nel XVII secolo sotto il titolo di Sant’Agostino, dei Francescani Conventuali (a S. Rocco) e dei Francescani Osservanti nel Convento annesso alla Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.

Francesco Pappacoda, inoltre, portò il Castello di Massafra al massimo splendore, restaurandolo dopo i gravi danneggiamenti subiti dalla ritirata francese del 1496, munendolo di nuovi bastioni e di mura, e arricchendolo di merlatura. Il terzo Barone di Massafra contrasse matrimonio con Isabella Monsorio, anch’essa di nobile casato napoletano, ma non ebbe eredi. Morì nel 1576.

asd2

E qui nasce l’enigma della lastra tombale che si ritiene raffiguri Francesco Pappacoda. L’epigrafe che la contornava riportava la data 1564, mentre Francesco moriva dodici anni dopo. Errore dello scalpellino o il bassorilievo raffigura un altro Francesco vissuto prima del nostro?

L’epigrafe fu ritrovata in frammenti nella Chiesa di S. Maria di Costantinopoli (dove la pietra tombale era stata trasportata dalla Chiesa di S. Rocco) all’epoca della demolizione della stessa nel 1929. Fu salvato invece il bassorilievo, che l’Arciprete Don Antonio Ladiana fece murare nell’interculumnio della “Chiesa Nuova”.

Il testo dell’epigrafe fu così tradotto dal latino: “Riposa in questo tumulo il grandissimo eroe Francesco che a noi dette la stirpe generosa nei secoli dei Pappacoda, che un tempo ai re della Terra e dei Cieli fu meritatamente graditissimo, e per la sua nobile pietà, vivendo, per coloro che sarebbero vissuti nell’avvenire questo Sacro Tempio edificò al Signore del Cielo sotto il titolo di San Rocco".

Redazione ViviMassafra

Fonti: V. Gallo, E. Jacovelli, P. Ladiana


WhatsApp

Iscriviti al servizio WhatsApp e ricevi GRATUITAMENTE le notizie più importanti direttamente sul tuo smartphone. Clicca qui per iscriverti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

on the spot

On The Spot

Eventi

PIÙ LETTI DELLA SETTIMANA

Seguici su