PILLOLE DI STORIA: QUANDO LA MADONNINA SOSTITUÌ LA PRIMA CAPPELLA

Fino al 1960, nel luogo in cui oggi si erge la colonna che i massafresi indicano e riconoscono come la Madonnina, sorgeva un sacello, un piccolo luogo di culto costruito a devozione di tale Gaetano Curto.

Ecco come il grande e mai abbastanza compianto direttore Paolo Catucci racconta mirabilmente, nel suo inconfondibile stile, cronaca e memorie del tempo:

Era da tutti indicata come la prima cappella, risaliva al 1875 ed all’interno accoglieva un grande dipinto del Cristo con la Croce. Un luogo isolato, che una debole lampada ad olio ravvivava di giorno e di notte ed il cui barlume si scorgeva addirittura dalle ultime case dalla Strada Maggiore.

Non era un’opera d’arte, per carità, ma era un luogo che legava le memorie di quanti vi approdavano per una sosta dopo la passeggiata estiva, o prima di proseguire per la seconda cappella e quindi per il Santuario della Madonna della Scala.

L’umile lampada ad olio, che occhieggiava da lontano, invitava alla meditazione ed alla preghiera, e tutt’intorno, dal fogliame dei grossi ulivi, proveniva il canto stridulo delle cicale, impietoso, monotono, a volte assordante, che nel silenzio delle sere estive, interrotto di quando in quando dal rotolìo delle ruote di qualche carro o dallo stridere dei freni delle ancor più rare biciclette, ne costituiva il motivo essenziale e quasi pettegolo nell’aura di silenzio e di quiete.

Il tutto condito dal polverone che si alzava dalla strada non ancora liscia di asfalto o dal profumo acre e violento degli oleandri, al di là dei giardini a ridosso della gravina.

Scrosciava da vicino l’acqua di risulta del serbatoio comunale, anche questa rombante nei leggeri salti fino alle rocce, e che restituiva un senso di sollievo nella calura di agosto.

Era l’approdo per i devoti, era il punto di sosta per gli amici, il luogo ideale per gli innamorati, specie quando la luna illuminava a piene mani il buio d’intorno.

Ma il correre impietoso del tempo, l’avanzare del cemento, il progresso, tolsero a quel luogo quella patina di nostalgia, per far posto alle nuove pressanti esigenze della comunità.

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E la prima cappella, in un giorno di maggio del 1960, quasi per improvviso miracolo, scomparve fra lo stupore generale e l’indignazione degli anziani.

Però, in quello stesso luogo, auspice l’infaticabile don Antonio Laporta, pochi mesi dopo, come per incanto, si alzò una stele, sulla quale svetta una statua della Madonna. Statua offerta, come si legge a tergo della colonna, dai sigg. Francesco Viesti, Onesimo Orlando, Angelo Di Gregorio e Giuseppe Scarcia.

Ora quella stele, racchiusa da aiuole fiorite, domina un largo spiazzo, ormai nodo di intenso traffico, con una diversa connotazione, che pure -come la vecchia prima cappella- richiama ad un atto di fede.

A ricordo, ai piedi dell’ erma, è scritto:

QUI - DOVE LA VERGINE MARIA - LEVA OGGI AL CIELO - LE BRACCIA INTERCEDENTI - ERA IL SACELLO CHE IL POPOLO - CHIAMÒ PER GENERAZIONI - PRIMA CAPPELLA - SOSTIUITA DA QUESTA STELE IL 15 GENNAIO 1961.

Redazione ViviMassafra


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