PILLOLE DI STORIA. QUANDO A SANTA LUCIA SI FESTEGGIAVA SULLA VIA APPIA…

Sino al 1885, la mattina della festa di Santa Lucia, per un duecento e più metri lungo la strada provinciale, dinanzi alla minuscola chiesetta, sin da prima dell’alba una fila di bancarelle metteva in mostra grande quantità di mostaccioli, taralli, focacce, fichi secchi, carrube, ceci fritti, fave arrostite, anice e rhum.

La nevicata del 13 dicembre 1885 segnò la decadenza della caratteristica fieruccia e Don Simeone Flemma, rettore della chiesa, anno per anno, se ne mostrò sempre più rammaricato.

Nessun vecchio ricordava tanta neve, mai. Centinaia d’alberi di arance e di limoni s’insecchirono. La neve fu tanto alta – oltre un metro – e durò tanto a sciogliersi, che la banda di Pulsano (giunta per la festa e composta tutta di ragazzetti – maestro Luigi Neglia, di Manduria) restò per tre giorni sequestrata nella casa di Don Gennaro Casavola, ov’era alloggiata, nel largo S. Toma.

Però quella musica, a causa di quella neve, valse a risvegliare l’assopito senso musicale dei concittadini, e dopo qualche mese fu varata, composta anche di giovincelli, la prima della serie di bande di Massafra che da quel 1885 si formarono, si disfecero, si ricomposero, si ridisciolsero e si ricostituirono.

Primo maestro, lo stesso Luigi Neglia. Primo mecenate, un grande artista di canto, il concittadino Don Giovanni Zaccometti, tenore di grido assai acclamato sulle più rinomate scene di Europa e di America, uomo benefico sino ai propri danni, tanto da autodefinirsi “povero galantuomo”.

Redazione ViviMassafra


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