IL CULTO DI SAN MICHELE ARCANGELO A MASSAFRA

Il culto verso l’Arcangelo Michele a Massafra è antichissimo, anche se ebbe la sanzione ufficiale col Decreto del 7 giugno 1721 dalla Congregazione dei Riti, che confermarono la elevazione fatta dal clero e dal popolo di Massafra di San Michele quale Patrono principale di Massafra. Nel 1726 ciò veniva confermato dal Papa Benedetto XIV.

La tradizione popolare fa però risalire l’origine del suo patronato al XVI secolo, in occasione della battaglia contro i turchi avvenuta presso il fiume Tara nel 1594, come del resto attestato da un documento conservato presso l’archivio capitolare e trascritto, in latino, dal Sacrista Giovanni Cordola che ebbe cura di annotarlo in calce al registro dei battezzati dello stesso anno.

Secondo questa tradizione, fu l’Arcangelo Michele che, ponendosi a capo delle insegne cristiane, liberò il nostro territorio dalla furia devastatrice degli infedeli turchi. Il popolo di Massafra, grato per tale intervento, lo elesse Patrono principale della città. Tale restò fino al 20 febbraio 1743, quando lo scampato pericolo da un violento terremoto fu attribuito al patrocinio della Madonna della Scala, che da allora fu proclamata dal popolo “Principalis Patrona Civitatis Massafrae”.

Al di là delle tradizioni, la presenza del culto del Principe degli Angeli sul nostro territorio è antichissima. Lo dimostra la presenza a Massafra, e precisamente a nord, in zona Varcaturo, di una grotta carsica dedicata a San Michele. Riferisce Paolo Catucci che, secondo una pia leggenda, in questa grotta, anticamente dedicata a Venere, San Marco operò molti miracoli e da lui fu trasformata in oratorio sacro al culto di San Michele.

Sullo spalto ovest della gravina Madonna della Scala vi è un insediamento con chiesa ipogea, Sant’Angelo a Torella. In una nicchia, di fronte all’ingresso, vi è un affresco raffigurante l’Arcangelo Michele, databile al XII secolo.

Ancora più a nord e precisamente nelle vicinanze della masseria Famosa vi è la cripta di San Simeone. Qui, tra i tanti affreschi, vi è quello molto rovinato che raffigura l’Arcangelo Michele, datato al XIV sec. Indossa costume imperiale; la tunica è larga e lunga, di colore verdastro. Con la mano destra sostiene la lancia che va a conficcarsi nel drago squamoso, nella mano sinistra tiene il globo con una crocetta disegnata al suo interno; le ali sono dritte, di colore rossastro, i lineamenti del viso sono di forme rotonde con capelli riccioluti e biondastri.

Oltre che nelle cripte, il santo Arcangelo aveva a Massafra una cappella o chiesetta urbana (intra moenia) ad ovest della chiesa di San Lorenzo (antica Chiesa Madre), cappella che fu poi demolita sia per la costruzione della Cappella del Purgatorio che per l’ampliamento dell’abside della Chiesa Madre, alla fine del XVII sec.

Inoltre, nella vetrata che sovrasta il bussolone del Duomo è riportato lo scudo micaelico con il motto “Quis ut Deus?” (Chi è come Dio?). Questo perché il Comune aveva ottenuto dal marchese Pizziferri l’area dove sorgevano il proprio palazzo e le abitazioni della servitù, per costruire la nuova chiesa. L’imponente edificio sacro fu eretto sotto il titolo di San Michele Arcangelo, patrono della città, e di Maria SS. Immacolata.

L’intitolazione della “Chiesa nuova” a San Michele la si deve a mons. D’Avanzo, in quanto notava che nessuna chiesa e nessun altare era mai stato innalzato al santo.

Sempre nel Duomo viene conservata la bella e policroma statua lignea di San Michele, quella che viene portata in processione. Nella parte terminale dello scudo si legge: EX DEVOTIONE CAN ANGELONI 1740, probabilmente il committente della stessa.

Un’altra statua più grande dell’Arcangelo Michele si trova sulla macchina settecentesca dell’Antica Chiesa Madre, probabilmente donata da Michele Imperiali. A questa statua si attribuiscono poteri misteriosi.
Quando a Massafra fu costruito lo stabilimento della birra Dreher, la s.p.a. volle che in un grande mosaico policromo si effigiasse, insieme a San Giusto (protettore di Trieste, città d’origine della proprietà), il protettore di Massafra, San Michele.

L’opera fu realizzata dal maestro mosaicista Gino Avon con pietre naturali sfaccettate (travertini romani e toscani, porfidi di Bolzano, trachiti di Monte Croto), che costituisce un rarissimo esempio di arte musiva secondo una tecnica che risale all’epoca greco-romana.

Ricordiamo che la processione di San Michele fu sospesa per vent’anni, dal 1972, a causa della scarsa partecipazione dei fedeli. E che, grazie alla ferma determinazione dell’allora Arciprete don Sario Chiarelli, fu ripristinata nel 1992.

Tratto da Archeogruppo 5 (A. Conforti)


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