Il 28 settembre 1960 moriva PIETRO DIASPARRO

Sulla sinistra la sua foto e a destra invece i suoi funerali Sulla sinistra la sua foto e a destra invece i suoi funerali

Podestà, Sindaco, Consigliere provinciale, Presidente dell’amministrazione della provincia jonica, partecipe attivo di opere pie, principe del foro di Taranto, oratore quanto mai versatile, con cadenze prese in prestito dal mondo classico, con ricadute retoriche proprie dell’epoca e che incontravano sempre il godimento dell’uditorio, l’avvocato Pietro Diasparro rappresentò per Massafra fino agli anni Cinquanta un motivo di sicurezza, di orgoglio, un approdo sicuro, un punto fermo per la risoluzione dei problemi della comunità locale e di quanti, mai inascoltati, si rivolgevano a lui come presidio di certezza.

Il suo tratto severo ma cordiale, la sua figura prestante e altera lo connotavano fra le personalità più in vista e da tenere più da conto, oltretutto per la fermezza del carattere, per l’eleganza dei modi, per il saper scendere fino alla gente comune, con un’attenzione assai difficile fra quanti esercitano un potere e sono per cultura e tradizione quasi in una sfera differente più prestigiosa.

Per tutti era “don Pietro”, e difficilmente si scendeva al tu confidenziale, perché era circondato da un’aureola reverenziale tutta particolare, che non proveniva da sussiego o da atteggiamenti studiati, ma da una sorta di connaturato rispetto per una persona che da tutti, universalmente, era ritenuta al di sopra delle parti.

Lo avemmo per trent’anni, in una amministrazione o nell’altra, esponente insostituibile, saldo ausilio al quale affidarsi nelle circostanze più varie.

E ne andavamo fieri, come di un nume tutelare sgorgato dal grembo generoso della nostra terra, radicato fra noi come la più tenace edera, custode del nostro passato e generoso assertore di un domani più grande. Conobbe l’arte difficile della persuasione ed ebbe il fascino misterioso della simpatia, che lo innalzò sull’altare della popolarità e lo mise sul piedistallo della benevolenza.

Non scrisse nulla: tutto era affidato alla efficacia della sua oratoria, alla ricchezza dei suoi virtuosismi dialettici, alla feconda immaginazione della sua eloquenza. Affidava tutto alla sua prodigiosa memoria, all’estro del momento, al sussulto della circostanza.

Restano nella memoria le sue commemorazioni per gli eventi, e indelebili per immagini, per descrizione, per contenuti, per carica di fede, i suoi discorsi da primo cittadino all’atto della consegna della chiavi alla Santa Patrona la prima domenica di maggio.

Le sue disquisizioni giuridiche nelle aule di giustizia rappresentavano un momento importante per tanti suoi colleghi convenuti per ascoltarlo, con la sua esposizione serena, concatenata, logica, anche capziosa a favore della sua tesi.

Pietro Diasparro non volle cavalcare le ambizioni che lo avrebbero portato a pieno merito e senza dubbio nelle aule parlamentari. Aveva tutte le carte in regola ed avrebbe rappresentato la sua gente con dignità e competenza. Alle sicure affermazioni altrove, preferì le mura della sua piccola patria, con la somma dei suoi problemi, con il fascino antico delle memorie.

La sua scomparsa, quasi repentina ed immatura, mentre era Presidente della Provincia di Taranto, in carica dal 27 giugno 1953, lasciò un vuoto difficile da colmare. Le attestazioni di affetto e di simpatia furono tante e significative: era un uomo purissimo che consegnava il suo nome alla storia cittadina.

Tratto da: Il recinto dei ricordi - P. Catucci 1992

Redazione ViviMassafra

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